Cari soci,
la nostra è una cooperativa medica. Già quindi l’etimologia ci invita a lavorare (operare)
insieme (con) nell’ambito sanitario. Rafforza questo concetto il principio mutualistico, a cui
Salute e Territorio si ispira, che consiste in una forma di aiuto scambievole per favorire la
libera collaborazione di più persone per il raggiungimento di un fine comune.
Con questo spirito e nel contesto storico attuale, connotato purtroppo da molte guerre e, in
particolare, dai conflitti russo-ucraino e mediorientale, come donne e uomini, madri e padri,
medici che hanno scelto di dedicare la propria attività professionale a favore degli altri,
nonché come amministratori della società, ci siamo voluti confrontare sulla tremenda crisi
umanitaria in atto nella Striscia di Gaza.
Le notizie che giungono a noi tutti sono parziali e filtrate dai media: poche sono le
testimonianze dirette, diverse le interpretazioni, molteplici le opinioni.
A noi pare, innanzitutto, incontrovertibile che a fronte della barbara ed esecrabile azione
militare posta in essere da Hamas il 7 ottobre 2023 ai danni di civili israeliani, con il
rapimento di numerosi ostaggi in parte ancora trattenuti, da condannare fermamente e senza
eccezioni, la reazione del governo di Tel Aviv risulti palesemente spropositata.
La logica della legittima difesa – dichiaratamente avviata per estirpare il movimento
terroristico di Hamas – ha purtroppo da tempo assunto le forme dell’eccesso colposo.
La conclamata distruzione fisica dell’intera Striscia di Gaza, l’intenzione del governo
Netanyahu di “evacuare” oltre due milioni di residenti palestinesi, la prospettiva tristemente
folcloristica le generare a Gaza “la riviera del Medio Oriente”, l’espropriazione della gestione
degli aiuti umanitari alla popolazione alle Nazioni Unite, le centinaia di morti procurate
durante i pochi momenti e nei luoghi di distribuzione di acqua e cibo, le roboanti
dichiarazioni di voler occupare integralmente il territorio di Gaza sono tutti elementi che
concorrono a delineare una situazione grave e insostenibile.
Solo volendoci limitare, nel quadro delle finalità sanitarie che come soci cooperatori ci siamo
dati, vale la pena di ricordare che i bambini strappati alla vita erano 18.000 alla fine di maggio
quando incombeva già la decisione di non far arrivare il cibo attraverso gli aiuti umanitari o di
renderli difficilmente accessibili; l’Alto Commissariato dell’ONU per i diritti umani attesta
che 1.760 palestinesi sono stati uccisi a Gaza mentre erano alla ricerca di aiuti umanitari nel
periodo ricompreso tra il 27 maggio e il 13 agosto 2025: fra loro 994 sono morti nelle
vicinanze dei siti di distribuzione e 766 lungo le rotte dei convogli di rifornimenti; il numero
dei decessi a causa di malnutrizione è salito a 240 persone, di cui 107 bambini;

i palestinesi morti dall’inizio della guerra a Gaza sono circa 62.000 mentre ammontano ad oltre 155.000 i feriti.
L’OMS ha comunicato che già dopo 80 giorni di guerra la capacità sanitaria nella Striscia di
Gaza era stata ridotta al 20% rispetto a prima dei bombardamenti con totale annullamento
dei servizi specialistici. Gli operatori sanitari morti dall’inizio del conflitto sono 1.400.
Sono numeri agghiaccianti, dietro ciascuno dei quali c’è una persona: un nome ed un
cognome, una storia, degli affetti.
Siamo tutti convinti che gli ospedali, le altre strutture sanitarie e le ambulanze debbano essere
un porto franco per tutti coloro che hanno bisogno di assistenza, indipendentemente da
nazionalità, razza, genere, età, religione, opinioni, sensibilità o appartenenza politica.
Le opportunità di essere curati devono venire prima di tutto e sacra deve essere
considerata la vita dei soccorritori, medici infermieri, assistenti tecnici e addetti alla
logistica sanitaria. Noi, amministratori di Salute e Territorio, siamo convinti che questo
principio fondamentale per il diritto internazionale e per la pacifica convivenza civile sia
stato ampiamente violato a Gaza.
In qualità di donne e uomini di scienza sappiamo che l’esposizione alla violenza è
profondamente traumatica e produce conseguenze permanenti sulla salute e sullo sviluppo dei
bambini, con sintomi che vanno dalla disabilità al ritardo dello sviluppo, dalla malnutrizione
al disturbo da stress post-traumatico, fino a disturbi emotivi e comportamentali e così via.
Alcune fonti stimano che ci vorranno circa 15 anni per recuperare i livelli di mortalità
infantile precedenti al conflitto.
È altrettanto angosciante constatare che, in contesti come quello della Striscia di Gaza,
moltissimi bambini e bambine siano esposti al rischio di radicalizzazione culturale, allo
sfruttamento per fini militari, strappati ai loro affetti e a diritti essenziali come è, ad esempio,
quello del gioco e della normale socializzazione.
Siamo perfettamente consapevoli della limitatezza del nostro ruolo, trattandosi di una
vicenda che interpella la politica più alta, le istituzioni preposte e logiche economiche e
culturali la cui piena comprensione è, per noi occidentali, pressoché impossibile.
Tuttavia riteniamo che, pur con tali limiti, non sia più giusto tacere.
Lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha già avuto modo di condannare
apertamente l’escalation di violenza a Gaza a danno dei cittadini inermi, ha più volte
sottolineato che la forza del diritto deve prevalere sul diritto ad usare la forza, ha denunciato
la miopia di iniziative unilaterali che, alimentando il rancore e l’odio, possono accrescere il
livello di insicurezza futuro.
Desideriamo anche noi unirci a questa azione di sensibilizzazione invitando ciascun socio
ad attivarsi per formare la propria coscienza, nella convinzione che l’uomo, la sua salute
e la sua serenità vadano preservati e perseguiti in una prospettiva di pace.
Con l’occasione informiamo che è nato da alcune settimane a Verona un gruppo di medici,
infermieri, operatori sanitari che è denominato “SANITARI PER GAZA” a cui è possibile
liberamente ed autonomamente aderire anche solo a fini conoscitivi. Per informazioni potere
accedere la sito https://linktr.ee/sanitaripergaza, o per iscrivervi potete inviare una email a
sanitaripergaza@gmail.com, mentre per aderire al gruppo WhatsApp dei sanitari veronesi
potete cliccare sul link https://chat.whatsapp.com/KsVb57309B9182efh755Pn?mode=r_t.

Sia pure in una logica assolutamente laica, chiudiamo questa nota con alcuni stralci di un
discorso recentemente pronunciato dall’Arcivescovo della Diocesi di Napoli, Mons.
Domenico Battaglia
“E voi che sprofondate nelle poltrone rosse dei parlamenti, abbandonate dossier e grafici:
attraversate, anche solo per un’ora, i corridoi spenti di un ospedale bombardato; odorate il
gasolio dell’ultimo generatore; ascoltate il bip solitario di un respiratore sospeso tra vita e
silenzio, e poi sussurrate – se ci riuscite – la locuzione «obiettivi strategici».
Il Vangelo – per chi crede e per chi non crede – è uno specchio impietoso: riflette ciò che è
umano, denuncia ciò che è disumano.
Se un progetto schiaccia l’innocente, è disumano.
Se una legge non protegge il debole, è disumana.
Se un profitto cresce sul dolore di chi non ha voce, è disumano.
E se non volete farlo per Dio, fatelo almeno per quel poco di umano che ancora ci tiene in
piedi.
(…)
Non chiamate «danni collaterali» le madri che scavano tra le macerie.
Non chiamate «interferenze strategiche» i ragazzi cui avete rubato il futuro.
Non chiamate «operazioni speciali» i crateri lasciati dai droni.
Togliete pure il nome di Dio se vi spaventa; chiamatelo coscienza, onestà, vergogna. Ma
ascoltatelo: la guerra è l’unico affare in cui investiamo la nostra umanità per ricavarne
cenere. Ogni proiettile è già previsto nei fogli di calcolo di chi guadagna sulle macerie.
L’umano muore due volte: quando esplode la bomba e quando il suo valore viene tradotto in
utile.
Finché una bomba varrà più di un abbraccio, saremo smarriti. Finché le armi detteranno
l’agenda, la pace sembrerà follia. Perciò, spegnete i cannoni. Fate tacere i titoli di borsa che
crescono sul dolore. Restituite al silenzio l’alba di un giorno che non macchi di sangue le
strade.
Tutto il resto – confini, strategie, bandiere gonfiate dalla propaganda – è nebbia destinata a
svanire. Rimarrà solo una domanda: «Ho salvato o ho ucciso l’umanità che mi era stata
affidata?». Che la risposta non sia un’altra sirena nella notte.
(…)
A noi, popolo che legge, spetta il dovere di non arrenderci. La pace germoglia in salotto – un
divano che si allunga; in cucina – una pentola che raddoppia; in strada – una mano che si
tende. Gesti umili, ostinati: “tu vali” sussurrato a chi il mondo scarta. Il seme di senape è
minimo, ma diventa albero. Così il Vangelo: duro come pietra, tenero come il primo vagito.
Chiede scelta netta: costruttori di vita o complici del male. Terze vie non esistono”.
Verona, 22 agosto 2025
Il Consiglio di Amministrazione di Salute e Territorio Soc. Coop.
Claudio Sergio Sovran, Sandro Bellamoli, Claudio Andreoli, Fulvio Begnini, Giorgio
Calabrese, Roberto Di Iorio, Serena Formenti, Paolo Martari, Candido Santaguida.